I "What if" della storia: e se i giapponesi non avessero attaccato Pearl Harbor?

I 'What if' della storia: e se i giapponesi non avessero attaccato Pearl Harbor?
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Era il 7 Dicembre del 1941 quando l'aviazione imperiale giapponese attaccò Pearl Harbor, una base militare statunitense, sull'isola hawaiana di Oahu. "Il giorno dell'infamia", come definito da Roosevelt, ufficializzò l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Ma sarebbe cambiato qualcosa se i giapponesi non avessero mai mosso il primo attacco?

Il Giappone era ben consapevole della superiorità delle risorse militari e industriali statunitensi, quindi l'idea alla base dell'operazione segreta "Hawaii" era sferrare un colpo decisivo a sorpresa in modo tale che si potesse impedire in qualsiasi modo una loro possibile entrata nel conflitto mondiale sul versante del Pacifico.

Tuttavia, non tutti erano convinti che attaccare Pearl Harbor potesse essere la scelta giusta. C'era chi temeva che un'offensiva del genere non avrebbe diminuito la forza degli Stati Uniti, ma, al contrario, avrebbe acceso un lungo conflitto. Fra questi, sostiene il professore Robert Cribb dell'Australian National University, vi era l'ammiraglio Yamamoto Isoroku. Secondo il docente, la volontà del militare era trovare una via diplomatica con Roosevelt, anche se implicava ritirare le truppe giapponesi dalla Cina.

Un altro personaggio importante che avrebbe potuto evitare l'attacco era proprio l'imperatore Hirohito. Discordante con le scelte del suo governo, se solo avesse imposto la sua volontà, avrebbe potuto bloccare l'operazione Hawaii, impedire che gli Stati Uniti si potessero alleare con Francia ed Inghilterra e capovolgere il destino della guerra.

Il ruolo di Hirohito non era fondamentale solo da un punto di vista interno, ma anche sul piano delle trattative internazionali. Se fosse stata una figura più forte, avrebbe potuto cercare negli Stati Uniti un mediatore per concludere il conflitto sino-giapponese che si portava avanti già dal 1931.

Il professor Cribb ha spiegato, in merito a quest'ultimo punto, che la politica espansionistica dei giapponesi non prevedeva un conflitto così lungo con i cinesi. Esso stava sottraendo forze economiche e militari, necessarie anche a sostenere i propri alleati occidentali. Un trattato per porre fine alla guerra, quindi, sarebbe stato più utile di attaccare Pearl Harbor e inimicarsi ancora di più gli Stati Uniti.

Dall'altro canto, però, lo scontro tra le due forze del Pacifico sembrava, dopo l'embargo statunitense del 26 luglio del 1941, inevitabile. Il petrolio americano, che non poteva più arrivare nel Sol Levante, era fondamentale per continuare le guerre d'espansione nipponiche e ciò portò ad accrescere le tensioni.

In tutta risposta, fra gli obiettivi delle mire espansionistiche del Giappone entrarono a far parte la Malesia, il Singapore e l'Indonesia, luoghi cruciali per bypassare le restrizioni economiche imposte da Roosevelt e ottenere nuovamente il petrolio necessario. Anche senza Pearl Harbor, se i giapponesi avessero provato ad invadere una di queste nazioni, inglesi e olandesi sarebbero subito intervenuti e, probabilmente, il presidente degli Stati Uniti li avrebbe seguiti.

Alla fine, si può dire che l'errore del Giappone, fin dal principio, fu quello di entrare a far parte delle forze dell'Asse occidentale. Non vi potevano guadagnare alcun vantaggio strategico e questa scelta andava a rafforzare ancora di più il forte sentimento anti-giapponese che si era diffuso tra la linea politica degli USA.

Roosevelt, probabilmente, sarebbe entrato in guerra ad un certo punto, anche senza i 2403 morti di Pearl Harbor. Tuttavia, le conseguenze nate subito dopo quell'attacco, sul piano dei rapporti tra Giappone e USA, sarebbero potute essere completamente diverse.

FONTE: BBC Extra
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