Xiaomi, perché si parla tanto del sensore di prossimità? Facciamo chiarezza

Xiaomi, perché si parla tanto del sensore di prossimità? Facciamo chiarezza
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Prima o poi doveva succedere: l'attenzione mediatica del mondo tech si sta focalizzando su una questione importante nel clima estivo di agosto, ovvero sui problemi legati al sensore di prossimità di alcuni smartphone Xiaomi (ma anche Redmi e POCO). Tuttavia, la questione non è esattamente chiara a tutti, quindi è bene "mettere i puntini sulle i".

Partiamo da quanto accaduto: innanzitutto, sul portale Mi Community è comparso un sondaggio relativo ai "grattacapi" riscontrati da alcuni utenti relativamente proprio al sensore di prossimità. Questo fa pensare a una possibile apertura da parte di Xiaomi in merito all'annosa questione, in quanto nel post pubblicato da un moderatore si legge: "Siamo consapevoli del fatto che alcuni dispositivi hanno problemi legati al P-Sensor (sensore di prossimità, ndr), quindi negli ultimi giorni abbiamo ottimizzato l'algoritmo per diversi modelli".

Il post coinvolto è datato 7 giugno 2021 e in quell'occasione veniva chiesto agli utenti di fornire ulteriori feedback in merito a modelli precisi, da Xiaomi Mi 10T a Redmi Note 10. Purtroppo, provando a raggiungere il questionario al momento attuale, compare la scritta: "Spiacenti, il questionario è stato sospeso". In ogni caso, il post pubblicato dal moderatore Mibatman lascia intendere che il brand stia cercando di risolvere il problema e ovviamente che ne sia a conoscenza.

Arrivando invece alla questione Minghao Sensing, tutto si fa più "fumoso". Infatti, non ci sono molte informazioni ufficiali su questa realtà in cui il noto brand ha deciso di investire: sappiamo solamente che si occupa di prodotti MEMS, ma questo non significa per forza di cose che sia effettivamente in grado di realizzare un sensore di prossimità per Xiaomi. Qui possiamo solamente stare a vedere, in quanto si tratta semplicemente di indiscrezioni.

C'è poi il presunto "stop" degli acquisti da Elliptic Labs, riportato da fonti come Gizchina. Per chi non lo sapesse, si tratta del fornitore dei sensori di prossimità "virtuali" che si sono visti su dispositivi come Redmi Note 10 Pro. Attualmente non abbiamo però informazioni ufficiali in merito alla possibile interruzione della partnership.

Tuttavia, c'è da dire che i rumor arrivano in un contesto di un certo tipo. Infatti, i sensori dell'azienda norvegese Elliptic Labs non sono ben visti da tutti. In parole povere, per chi non lo sapesse, alcuni dei più recenti dispositivi di Xiaomi utilizzano un sensore "virtuale", nel senso che si sfrutta la capsula microfonica per rilevare la distanza tra lo smartphone e l'orecchio dell'utente.

AI Virtual Proximity Sensor INNER BEAUTY, questo il nome del sensore di Elliptic Labs, è stato al centro di alcune critiche da parte degli utenti, che hanno segnalato problemi durante le chiamate. La questione è ormai ben nota, anche se alcune persone affermano di essersi trovate bene con questa soluzione. In un comunicato stampa, la stessa Elliptic Labs spiega i vantaggi offerti da questo sensore rispetto a uno tradizionale: "design più pulito, costi inferiori e performance migliori". Se nel caso di design e costi non ci sono molti dubbi (visto che questa soluzione può limitare la presenza di buchi antiestetici e cornici spesse), sulle performance sul campo parte dell'utenza sembra avere qualcosa da ridire.

La causa del problema non è del tutto chiara, ma sembra trattarsi di una combinazione tra hardware e software. Infatti, nel post citato in precedenza Xiaomi ha fatto riferimento all'ottimizzazione di un algoritmo, ma le lamentele da parte degli utenti non sembrano essere svanite del tutto. Il recente investimento in una società che si occupa di prodotti MEMS ha dunque ovviamente fatto sperare tutti che l'intenzione da parte del noto brand sia quella di risolvere il problema in via definitiva, ma capite bene che non è del tutto sicuro che questo avvenga. Staremo a vedere.

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